Demone custode (rassegna stampa)

Demone custode è in libreria. Le parole di Gian Paolo Serino

Gian Paolo Serino sul romanzo Demone custode: “capolavoro”. Così scrive lo scrittore e critico letterario che ha dedicato cinque post su Facebook e uno su Instagram al nuovo romanzo di Paolo Sortino.

Questo è il suo giudizio complessivo:

#consiglidilettura Ho avuto il piacere di leggere in anteprima il nuovo romanzo di Paolo Sortino – Grazie a Orazio Labbate. Sono stato forse il primo a scrivere di Elisabeth suo esordio per Einaudi. Il suo romanzo esce il 20 settembre. Ma mi spiace. Sortino spiazza tutti. Nessuno lo raggiunge. […] Tra queste pagine c’è la vita, carta che diventa un ring, inchiostro che ti stende, storia che ci fa capire: ma perché siamo qui? Ma perché leggiamo gli Strega, i premiati, i soliti noti. Qui ci sono sangue e lacrime, innocenza e urgenza. Qui c’è un uomo che è solo come un Robinson Crusoe moderno che sente la solitudine approdando in una isola affollata.

Ho appena parlato con Paolo Sortino che mi ringraziava per le parole che ho speso per il suo nuovo libro (dal 20 settembre), ricordavamo con emozione gli anni di Elisabeth e gli ho parlato del nuovo libro. Gli ho detto che non è trama ma dettatura della coscienza come mai ho letto tra i contemporanei […].

Con Demone custode Sortino riesce a raccontare come il buio esiste perché c’è il mattino, come le parole esistano perché ci sono i punti, come la letteratura esista e l’abbiamo dimenticata. Non mi deve nulla Sortino ma è quello che provo e lo ringrazio per avermi portato alla deriva dei sentimenti. L’unica che ci fa approdare.
Pessere considerato un critico dovrei iniziare con “Demone custode è un ossimoro che dimostra la metonimia e metafora alchemica nella fenomenologia dell’Afasia di Dio”. Io non sono un critico: fatevi del male, comprate, rubate, noleggiate nelle biblioteche questo romanzo perché ne uscirete peggiori che è lo scopo della vera letteratura: peggiori per essere migliori, tra le pagine non si può vincere: è tutto così logico in una trama da vendere che poi finisci il libro e ti accorgi che il demone custode siamo noi. Con il nostro difenderci sempre attraverso le parole: una madre che muore non può essere un romanzo perché “l’amore non ci mette neppure al riparo dal disagio”, senza una madre sembra che finisca tutto qui”, Un capolavoro questo di Sortino perché è la scrittura di chi scrive nell’ombra della luce, e di chi con un grido d’inchiostro sottolinea che no: la maggioranza, basta, è ora di dirlo che non ha ragione. Ed è arrivata l’ora perché mai come di questi tempi – celebrativa del nulla- tronfia la vediamo che è architettata non sul buon senso ma sulla comodità perché “chi potrebbe porre fine alla brutalità non lo sta facendo”. Gli scrittori e gli artisti? Per decenni incastrati dalla finzione adesso hanno un nemico maggiore: la funzione. Cosa è rimasto a chi si ribella? “Agita il mondo, tenta, buttati. La vita è gioco. Usa il tuo fraintendimento per capire quello degli altri e ti ritroverai in loro. Il resto è scorie”.
Demone custode di Paolo Sortino non è solo un grande romanzo: ogni parola, ogni frase, ogni pagina è come fosse una rivoluzione. È una disamina perfetta (perché non c’è rancore) sulla cultura di oggi, su voi, su noi, su me sempre distratti e convinti di lasciare qualcosa: una riga, una pagina, un volto. Eppure esattamente in questo tempo, adesso, il qualunquismo ha fatto un passo falso: se ne vede l’architettura.
E si capisce che quando il sole della cultura è basso anche i nani si vendono come giganti.
Paolo Sortino con Demone custode ha scritto il romanzo che tutti noi vorremmo scrivere: mettere all’angolo le parole sul ring dell’inchiostro, farle cantare gridare urlare sussurrare con lo stupore di chi ancora, nonostante tutto, crede nella forza della scrittura.
Ringrazio di cuore Gian Paolo Serino per questo giudizio così articolato sul mio lavoro. Si spende sempre tanto, in maniera anche sotterranea, per proteggere e diffondere i libri in cui crede e questo, oltre a rendere il suo parere ancora più significativo, assegna maggiore responsabilità a chi pratica l’arte della scrittura, facendo crescere un autore lì dove serve.  P.S.
Paolo Sortino

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